26 settembre 2007

Bloc Party


Me lo immagino Kele Okereke, leader dei Bloc Party, girare per le strade di Londra con un registratore in presa diretta per catturare i suoni della sua città: scale mobili, grandi magazzini, uccellini che cinguettano a Hyde Park, la voce fredda e metallica di un annuncio alla stazione dei treni, un po’ come Philip Winte il protagonista di Lisbon Story di Wim Wenders fece per le strade di Lisbona. Sono questi rumori disseminati traccia dopo traccia lo spunto da cui nasce A Weekend In The City secondo album dei Bloc Party, band rivelazione del 2005 con il magnifico Silent Alarm.Un album che va vissuto come un viaggio, inizia al tramonto sul calare della notte con canzoni cupe e aggressive e finisce all’alba dove tutto è più calmo, assopito e malinconico. La vellutata voce di Kele raggiunge territori sino ad ora inesplorati mentre la batteria frastagliata e ossessiva di Matt Tong padroneggia ancora in ogni singolo brano che esprime con testi toccanti l’urgenza di voler cambiare un mondo che fa sempre più schifo. Abbiamo indagato su com’è nato questo ambizioso album già candidato tra i migliori del 2007 proprio con Kele e Matt.

Com'è nata l’idea che sta dietro a A Weekend In The City?
Kele: Ho cominciato a pensare a quest’album alla fine del nostro tour Europeo, di ritorno a Londra avevo voglia di rivedere i miei amici che lavorano in città e di divertirmi con loro nel mio primo weekend libero a casa dopo molti mesi. E’ stato in quei giorni che ho prestato attenzione al comportamento delle persone e a come vivono il weekend e alle cose che fanno, il titolo è nato prima d’ogni cosa e da lì ho iniziato a catturare i suoni della città trasportandoli dentro le nostre canzoni, cercando di catturare l’essenza di Londra. Credo che in quest’album soprattutto le persone che già ci consocono possono capire il percorso evolutivo che abbiamo intrapreso.

I testi del nuovo album sono più profondi e a volte legati all’attualità rispetto al precedente, viaggiare in tour vi ha fatto vedere di persona cosa realmente accade intorno a noi?
K.: Viaggiare rende coscienti, ti permette di avere una visione realistica di cosa sta realmente accadendo, se il nostro primo album era la visione di quello che avevamo intorno, della nostra vita di quartiere, questa volta ho proprio voluto prestare attenzione e dare anche voce alla mia generazione ma da un punto di vista più totale.
A mio parere siete tra le poche band che negli ultimi anni sono riuscite a creare un proprio suono, ne siete consapevoli?
K.: Grazie, è il complimento più grande che possa farci.
Matt: Non è facile riuscire ad estraniarsi da tutto quanto ci circonda e cercando di creare qualcosa di diverso e avvincente, né tanto meno trovare qualcuno che t’incoraggi nel farlo, oggi tutti cercano la fotocopia del prodotto che funziona, noi non siamo interessati a questo tipo di omologazioni e abbiamo sempre fatto di testa nostra.

La canzone in cui si sente maggiormente il tipo di lavoro che avete fatto è Hunting For Witches, in cui i rumori della città s’insinuano nella musica come se fossero stati spezzettati e ricomposti, il risultato è affascinante, meticoloso e ambizioso. Avete impiegato molto a raggiungere un risultato come questo?
M. : Per questo genere d’effetti ci siamo fatti consigliare molto da Jacknife Lee che ha prodotto l’album, siamo andati in Irlanda a registrare per non farci distrarre da un ambiente famigliare. Jack ci ha insegnato molti trucchi, lui è un genio della tecnologia e ci ha aiutato ad estrapolare le idee dalla testa di Kele e a metterle in pratica.

L’impressione che ho avuto ascoltando l’album è che le canzoni sono state disposte con un criterio preciso, l’inizio è aggressivo, il centro più dark e il finale epico, sei d'accordo o il vostro intento è un'altro?
K.: Direi che ci hai preso, perché l’idea era quella di iniziare con un impatto drammatico, proseguendo con qualcosa di più introspettivo e dinamico finendo con un mood più corretto, come un viaggio che inizia e finisce, abbiamo pensato a lungo alla disposizione dei pezzi.

Nel pezzo Uniform attaccate MTV e di Internet, è una presa di posizione contro i media che cercano di imporre alle nuove generazioni cosa è cool?
K.: In realtà è più un attacco alla cultura teen che canali come MTV o siti Internet impongono ai giovani dicendogli cosa indossare, cosa ascoltare e con cosa giocare, gli mettono davanti agli occhi armi e ragazzine sexy distraendoli dalla realtà.

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