1 febbraio 2008

Babyshambles


Parlare male di Pete Doherty è troppo facile, è il personaggio rock più chiacchierato degli ultimi anni, protagonista indiscusso dei tabloid scandalistici da quando ha iniziato a solcare il palcoscenico con i The Libertines nel 2002. Poi ha incontrato Kate Moss ci si è fidanzato e la sua fama ha fatto il giro del mondo, complice lo scandalo della cocaina. Oggi Kate si è disintossicata, ha lasciato Pete e lo ha rimpiazzato con un nuovo fidanzato mentre lui è ancora in preda alle droghe. Tra un pettegolezzo e un arresto per possesso di stupefacenti Pete ha trovato il tempo di scrivere anche il nuovo album dei Babyshambles, s’intitola Shotter’s Nation ed esce insieme all’ultimo scoop, delle foto in cui Pete fa sniffare del crack al suo gattino. Lasciare da parte tutto questo circo mediatico è difficile, ma Shooter’s Nation è un buon album pop, spontaneo e sincero, scritto da un ragazzo problematico diventato un idolo generazionale, un personaggio che sprigiona un carisma che possiedono in pochi, con quella sua attitudine scazzata, i pantaloni sudici, logori e i capelli sempre bagnati e sporchi che spuntano dall’immancabile cappello di paglia. Pete emana un’aurea che conquista, chiunque lo ha incontrato dice che trasmette un senso di tenerezza e fragilità che fa venir voglia di abbracciarlo all’istante, e lui si lascia abbracciare da tutti. Lo ha confermato anche Drew McConnell, bassista della band con cui abbiamo fatto due chiacchiere.

Ciao Drew, ci racconti qual è stato il clima in cui è nato Shooter’s Nation?
E’ stato un clima molto rilassato, ognuno di noi ha proposto idee che potevano essere un giro di chitarra o una melodia al pianoforte e tutti ci abbiamo lavorato, c’è stata molta più comunicazione e interazione tra noi rispetto a Down in Albion. Abbiamo suonato moltissimo dal vivo e abbiamo cercato di catturare l’assenza di queste session.

Per questo l’album suona così spontaneo?
Trovi?Grazie, ci stai facendo un vero complimento, abbiamo suonato tutto in una stanza evitando di affittare uno studio costoso proprio per cogliere la spontaneità dell’attimo, quasi come se fossimo in una sala prove e non in uno studio di registrazione. E poi eravamo seguiti da Stephen Street ingegnere del suono di Meat Is Murder dei The Smiths.

Il primo album fu prodotto da Mick Jones dei The Clash come mai oggi avete preferito Street famoso sì per The Smiths ma anche per aver forgiato il suono di Blur e Kaiser Chiefs?
Abbiamo scelto Stephen Street perché era l’unico che voleva lavorare con noi! Scherzo ovviamente!Vedi, per il primo album Mick Jones cercò di ottenere da noi il suono più naturale possibile, ricordo che ci fece suonare tutte le canzoni cinque volte di fila e estrapolò da ogni session il pezzo giusto per creare la versione definitiva, ma Stephen ci ha lasciato suonare all’infinito e ha registrato i suoni live singolarmente, ha catturato la spontaneità da ciascuno di noi e questo è quello che rende l’album così vero.

Quale significato si cela dietro al titolo Shotter’s Nation?
Quello che ti posso dire è che è nato durante un torneo della band a canasta!

I testi sono meno cupi e paranoici rispetto a Down in Albion che aveva un alone dark, siete più positivi oggi?
C’è definitivamente più luce in quest’album rispetto al precedente, anche se abbiamo attraversato momenti difficili abbiamo imparato ad affrontare i problemi con più positività.

Pete Doherty è costantemente seguito dai media che cercano l’ennesimo scoop, non pensi che questo in qualche modo ostacoli la credibilità dei Babyshambles?
Non credo che si metta in gioco la credibilità della band, forse sono io che ho una visione ottimista delle persone e penso che non si fidino ciecamente di quello che leggono nella stampa, voglio dire, se io leggo qualcosa di stupido riguardo a David Beckam o a Witney Houston ci rido sopra ed è finita lì, non metto in discussione le loro doti artistiche. So quanto la stampa è in grado di manipolare i fatti e spero che le persone ascoltino il disco dei Babyshambles prima di dare un giudizio, sarebbe sbagliato giudicare il nostro lavoro attraverso le azioni private di una persona.

Pete ha di recente pubblicato estratti dei suoi diari e alcuni poemi nel libro The Book Of Albion, lo hai letto?
No. Da quanto sono stato bambino sono stati pubblicati molti diari di personaggi famosi ma non sono mai riuscito a leggerli, in un qual modo mi è sempre sembrato di invadere la loro privacy, non ho mai dato una sbirciatina nemmeno al diario della mia ragazza.
Se Pete ha voglia di leggermi un poema che ha scritto o un suo pensiero sono pronto ad ascoltarlo e a discuterne ma io non leggero mai i suoi diari, è un’idea troppo strana e intima che spesso sconfina nel glam e nel pettegolezzo e preferisco mantenere una visione innocente sullo stato delle cose.

Un’ultima cosa, è vero che Pete dona tutto se stesso ai suoi fan, e spesso dopo i vostri concerti a Londra li invita a casa sua?
Sì, Pete si concede molto ai suoi fan perché si sente uno di loro e non vuole creare barriere da superstar, non è nella sua attitudine e non nega un abbraccio a nessuno, è lui il primo ad averne bisogno.

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