13 novembre 2008

The Ting Tings


Non sono facili da reperire The Ting Tings, a Londra il fenomeno attorno a loro è esploso inaspettatamente tanto che ora è difficile trovarli quasi quanto il biglietto per un concerto dei Radiohead.Chi l’avrebbe mai detto che un duo voce e batteria con canzoni semplici e ballabili costruite su filastrocche apparentemente infantili, avrebbe scosso in questo modo le charts. Il mediterraneo Jules De Martino e la biondissima Katie White hanno diverse esperienze alle spalle, lui come compositore e cantante dei Mojo Pin, lei giovanissima era un membro delle TKO band per teenagers tipo Step o Five, una di quelle trashate preconfezionate che solo gli inglesi sanno far funzionare in classifica. Poi il fato li ha fatti incontrare e la canzone Great Dj li ha resi celebri, oggi il loro primo album We Started Nothing è inchiodato al numero uno della classifica inglese, stessa sorte è toccata al loro secondo singolo That’s Not My Name. Dopo varie peripezie riesco a raggiungere via telefono Katie che mi risponde con uno sbadiglio. Ma come? La band più colorata, divertente e danzereccia del momento mi saluta sbadigliandomi in faccia alle tre del pomeriggio? Glielo dico e…
“Scusami, ieri sera abbiamo avuto il nostro primo concerto come headliner al London Astoria, poi siamo usciti e ci siamo ubriacati, Jules sta ancora dormendo io sono in hangover e mi scoppia la testa ma è stato grandioso! Ora è ufficiale, il popolo londinese ci ama!”

Dopo un successo bisogna sempre festeggiare! Anche se a giudicare da come vi stanno andando le cose potreste festeggiare con un hangover ogni giorno, ma veniamo all’album We Start Nothing un titolo che sembra una dichiarazione, un modo per mettere le mani avanti e non rimanere intrappolati nell’hype del momento?
In realtà il titolo si riferisce al fatto che abbiamo formato una band senza l’intenzione di volerla formare, eravamo molto amareggiati nei confronti della discografia dopo le brutte esperienze che sono capitate ad entrambe. Le nostre canzoni le abbiamo composte principalmente per i nostri amici, non pensavamo attorno a noi diventasse tutto così serio, proprio nel momento in cui eravamo disillusi su tutto. L'aver messo il pezzo che da il titolo all'album in chiusura è più legato al discorso che hai fatto tu.

Le vostre canzoni sono molto semplici, catchy pop e dance beats che s’incollano nella testa, si ascoltano e si cantano all’istante, è questo il segreto del vostro successo?
Io sono cresciuta con la musica pop, a scuola avevo l’astuccio delle Spice Girls e ascoltavo i Backstreet Boys, avevo quattordici anni e la radio non passava altro! Credo che saper scrivere canzoni che rimangono impresse sia un dono che hanno in pochi quindi grazie, poi non so se è un segreto ma è il nostro modo di vedere la musica.

E’ vero che il vostro primo singolo Great Dj è nato tramite un tuo sbaglio?
Yeah!Circa un anno fa eravamo al The Mill a Salford, è un posto fantastico, un punto di ritrovo e di riferimento per artisti, filmaker, designer, un posto molto creativo in cui si fanno anche mostre d’arte, e dove noi abbiamo creato il nostro album. Jules stava suonando la batteria e io che non avevo mai suonato la chitarra prima di allora mi sono applicata alla corda d per ore, ad un certo punto Jules mi ha urlato: mi stai facendo impazzire cambia ti prego! Mi sono quasi spaventa e ho spostato velocemente le dita sulle corde all’improvviso ed è uscito uno strano suono che è diventato Great Dj.

Un incidente fortunato!
Mai avremmo immaginato verso cosa ci avrebbe condotto quel pezzo, noi pensavamo di far musica per divertirci e suonare alle feste nulla di più. Eravamo disillusi, abbiamo avuto entrambe esperienze pessime con la discografia ma è stato Mike Pickering creatore degli M People a convincerci a farci firmare per una major, ci siamo fidati perché è una persona che lavora nell’ambiente da anni e ha firmato artisti come The Gossip, Kasabian e Mark Ronson.

Come canti in Gret Dj “The drums, the drums, the drums…” proprio la batteria è l’elemento costante che caratterizza le vostre canzoni…
Sì lo è anche perché la batteria è l’unico strumento che ci ha permesso di poter fare musica, io suono appena la chitarra e Jules è batterista, non volevamo altri membri nella band quindi la scelta possibile è stata una sola, quindi abbiamo usato la batteria come elemento di partenza e creato il resto con la tecnologia.

Nel video di Great Dj fate un balletto coreografato, lo proponete anche dal vivo?
No, non possiamo altrimenti chi suona?! Ti racconto un aneddoto divertente, volevamo fare un video con un balletto simpatico così il regista a fatto arrivare sul set un coreografo molto famoso e questo serissimo ha iniziato a farci vedere una coreografia tipo Flashdance, con calci in aria e piroette che noi avremmo dovuto eseguite! Dopo un attimo di sbigottimento in cui non sapevamo se ridere o piangere di fronte a quelle mosse gli abbiamo detto che noi non potevamo eseguire una coreografia di quel tipo, primo perché non ne saremmo stati capaci e poi perché non volevamo apparire come due idioti! Lui si è arrabbiato moltissimo e ha lasciato lo studio sbraitando e così dopo esserci ripresi dallo choc in cinque minuti seguendo il ritmo della canzone abbiamo fatto il balletto che vedi ora nel video.

I vostri testi e il modo in cui canti suonano spesso come una filastrocca, è una particolarità imposta o nata per caso?
La mia voce è al tempo stesso la melodia delle canzoni, si è vero a volte sembra che non ho il tempo di riprendere il fiato ma questo è il mio modo di cantare.

Jules De Martino ha un cognome italiano sai dirmi quali sono le sue origini esatte?
Certo è pugliese di Foggia, quando l’ho conosciuto io vivevo a Manchester e lui a Londra dove ora abitiamo entrambi.

Quale storia si cela dietro a That’s Not My name?
Letteralmente non è una canzone che parla di qualcuno che si è dimenticato il mio nome, ma racconta di quanto io e Jules eravamo frustrati nei confronti del music biz, delusi, illusi, e invisibili alla maggior parte degli occhi come se non esistessimo, senza volto e senza nome. Abbiamo trasformato il concetto in una canzone divertente anche se ci ricorda un brutto periodo. A screwing and fucking song!

Dimmi tre band che sono state essenziali per la tua formazione artistica:
Talking Heads, Tom Tom Club e Blondie.

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