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14 novembre 2008

The B-52's


Dopo sedici anni di silenzio tornano i The B-52’s il gruppo che sul finire negli anni ’70 sconvolse il mondo della musica con un miscuglio mai sentito prima tra punk, pop, funky e new wave legati insieme da coretti striduli e atteggiamenti teatrali che univano futurismo, anni ’50 e cartoons. Ci hanno pensato loro a fare togliere gli occhi di dosso alla scena di New York facendo girare le facce incredule del mondo della musica verso Athens in Georgia città poco nota per le sue attendibilità musicali prima di B-52’s e poi dei R.E.M. Funplex è il nuovo album della band che torna nella sua line up originale con Fred Schneider, Kate Pierson, Cindy Wilson e Keith Strickland. Ricky Wilson scomparve di malattia nel 1985. Dopo varie vicissitudini e inseguimenti riesco a parlare con un membro della band, Cindy la bionda, che è esattamente come te l’aspetti, la sua voce calda esce dalla cornetta del telefono con esuberanza, e con malizia ed esclamazioni a sproposito risponde ad ogni domanda ridendo fragorosamente, se esistesse l’identikit della fag hag perfetta Cindy vincerebbe senza problemi, con un semplice batter di ciglia (finte).

Ciao Cindy, com’è stato ritornare a lavorare insieme dopo sedici anni?
Hi Honey! So, let me think… C’è voluta molta passione, abbiamo lavorato insieme in modo onesto e ciascuno ha portato il suo punto di vista mostrando l’orgoglio e il proprio ego. Le canzoni sono state concepite in modo democratico, tutto si è assemblato in modo naturale e il disco ha preso forma con naturalezza come se fossimo nati per farlo.

I suoni di Funplex sono meno punk e più electro pop, è stata una scelta meditata o aver lavorato con Steve Osbourne, celebre per aver prodotto Happy Mondays e New Order, ha influito sul risultato finale?
Oh dear! La lista di produttori tra cui scegliere non era molto lunga quindi non è stato difficile scegliere! Ahahah!Quando Steve è arrivato in studio tutto l’album era scritto, ma noi sapevamo che mancando dalle scene da così tanto tempo non potevamo sbagliare il colpo, dovevamo dare il meglio di noi e Steve era la persona giusta. Fred è innamorato dell’album Get Ready dei New Order prodotto da Steve, per questo lo abbiamo scelto.

Il titolo Funplex si riferisce ad uno stato mentale o letteralmente ad un grande centro commerciale?
Funplex è una parola entrata da poco a far parte del vocabolario americano, funplex è l’evoluzione d’arcade e di mall. E’ un punto d’incontro in cui diverse culture e personaggi caratteristici s’incontrano, convivono e s’intrattengono.

Il vostro modo di scrivere i testi non è cambiato, siete sempre diretti e sfacciati, è materiale che non normalmente non si sente alla radio…
Ahahahah! So cosa intendi, abbiamo sempre avuto problemi per i nostri testi scabrosi. Fottuti puritani! Ahahah!Il nostro modo di scrivere è molto poetico, scaturisce da un immaginario dadaista fa impressione sentirlo alla radio ma li inganniamo con le nostre melodie, li teniamo in pugno anche se loro non lo sanno.

A proposito d’immaginario c’è una canzone nell’album che s’intitola Juliet Of the Spirits è un chiaro omaggio a Fellini?
Te lo dico questa canzone è incredibile, voleva essere scritta! Mushroom Hell! Sapevamo sin dalla prima nota scritta che sarebbe stato un piacere scrivere questa canzone, la melodia è così fluida e armonica e il testo poi è wow!
Nino Rota e l’immaginario di Fellini sono qualcosa d’incredibile, toccano il cuore.

Qual è il primo ricordo che ti torna in mente se pensi ai primi passi dei B-52’s?
Il primo party a cui abbiamo suonato non me lo scorderò mai, è stato amazing! Io ero una cameriera, Kate lavorava al giornale locale, Fred e Ricky lavoravano come impiegati alla stazione degli autobus mentre Fred faceva il cameriere. Ci siamo messi a suonare per gioco e stavamo così bene insieme, poi una nostra amica organizzò un grande party e noi decidemmo di scrivere alcuni pezzi per l’occasione. Quella sera fu incredibile, ricordo che Kate aveva degli enormi occhiali neri, io una parrucca bianca altissima e Fred dei finti baffi molto lunghi, sai quando hai la sensazione che sta per succedere qualcosa di speciale? e infatti è stato l’inizio di tutto, quella sera tutti ballarono come pazzi, we have rocked the house! Inoltre io quella sera ho incontrato mio marito, mi ha passato una canna io gli ho offerto la mia birra e ci siamo innamorati a vita.

Vi considerate dei pionieri del punk?
Quando uscì il nostro primo omonimo album nel 1979 l’unica cosa che c’interessava era passare del tempo insieme divertendoci, non ci rendevamo conto di quello che stavamo facendo, forse proprio perché facevamo le nostre cose senza preoccuparci di nessuno abbiamo creato qualcosa d’unico e nuovo.

Vi sentivate come degli outsider all’epoca?
Yeah! What the hell! Veniamo da Athens, non è un posto dove accadono molte cose ma all’epoca era forse la città più liberale della Georgia ed era il posto giusto da dove venire nonostante fosse il più cheap del mondo.

Qual è l’outfit più assurdo che hai mai indossato?
Ahahah!My God, ricordo una parrucca enorme a forma di cuore con una luce che si accendeva ad intermittenza nel mezzo e i tacchi, avevamo dei tacchi così alti che a volte non passavamo dalle porte! E poi aspetta! Un’altra parrucca fatta a birdcage nera con dentro degli uccellini finti, non è incredibile? Can you imagine a wig like that?!

Qual è l’ultimo album che ti ha fatto urlare wow!?
Brian Ferry che canta Bob Dylan in Dylanesque, incredibile.

Nel 1998 avete pubblicato una raccolta antologica che avete chiamato Time Capsule, se dovessi creare oggi la tua capsula del tempo, quando qualcuno la scoprirà tra cento anni cosa ci troverà dentro?
Ahahah! Povero lui! Gooooosh! Ora come ora ci metterei dentro il mio lap top, la mia parrucca preferita, i miei tacchi alti neri, alcune mie poesie e… Oh my godness! Let it go…

The Charlatans


The Charlatans from Northwich, have created the brit pop scene, but differently from all the other bands of that period, they have survived during all these years and now they are pubblishing their 10th album. You Cross My Path is the record with which Tim Burgess’s band recover the energy and freshness of the beginning. Memorable rivals of the Stone Roses, they have influenced many bands, above all Oasis, even if the Gallagher’s bothers would have make themselves killed before admitting it.

Why did you decide to let people download your record for free trought
the Xfm website, before decided to release it physically?

We believe that more and more people are listenig to music but no one
wants to buy cds.
Downloads are huge, everyone downloads for free illegally we just made
it legal and we did ours because we wanted to stick two fingers up to the record indust
We wanted to get into as many peoples iPods as possible

What have brought you on these fresh and energetic direction
reminiscent of your early years, after the americana and folk influences
of your recent albums?

...Quitting drugs.
I was on a slippery slope towards becoming mediocre.

Is vengeance the subject of the single You Cross My Path?

Yeah! Kinda

How did you get in touch with the art of Faris Rotter, singer of The Horrors?
Have you suggested him to do something in particular for your cover or did you
let him free to do what he wanted?

I Met Faris on holiday in beachy head, east Sussex.
He told me he was in a band and I loved them as soon as I heard them.
When I was asked to do produce 'The Hatcham Social'
single, I was told Faris was doing the artwork.
I became actually a fan of his Edward gorey inspired art and actually
bought 3 pieces of his when he had an exhibition (he later told me he
would have given them for free) When the charlatans decided on a black
cat for the sleeve of You Cross My Path I thought a drawing by faris
would be awesome.
I was really glad he seemed keen to do it.
He asked what style
I told him I liked a blackbird/crow drawing he had at the exhibit He
said 'that is the only info he needed'
He drew me '5 cats on fire'
I said nothing
I think it is really awesome by the way...

Charlatans are one of the few bans that starting his career in the brit
pop era have continue making music without losing credibility, it was
hard to achieve this results?

I Personally think I will always be true to myself therefore I can
only be credible.
I am the real deal, if you don't believe me listen to our new record.

How do you see the music biz change since early 90's?
Who win the battle now: money or music?

The money has to come back to the musicians it will be a slow change
but we have been starved by the fat cats at the head of the
corporations.
Good music is made by people who are hungry, not people who are
starving,penniless,homeless and with bills to pay, and a threat of
jailtime over their heads. You don't have time to make music when you're an alcoholic trying to
take the pain of your own reality away. I know, I have been there.

Did you pay attention to the music scene around you now a days?

I love music and have always been interested in the music around me.
Today I am listening to paul weller's new album 22 dreams My favourites
and our opening act tonight 'The Hatcham Social' Ulterior are a new band
from Leeds check out their single 'Weapons' Its genius. Also I like to
shake it a little to Tiao Cruz ft Luciana - 'come on girl' (which is a
little worrying but hey.!!!)

If The Charlatans would be a new band today who do you think would be
their antagonist?

We can antagonize and have antagonized people with one word, a simple
song or a summer haircut. We just want respect from our peers. We have seen off our competition from the past, that unfortunately is just a fact of life.

The Charlatans gig are amazing, how did your reach these sound
perfection? Are you a fan of details?

Tony is a fan of 'Detail' Mark is a fan of 'Feel'
Martin is a fan of 'Muscle' and I a m a fan of 'Spirit'
Jon keeps us all in time i.e keeps the beat.
Guess that is our sound if you break it down into specifics.
For the new record we were very specific with what we wanted.

I grown up listening brit pop, I regreat the entusiasm in music of that
day, which is your best memory of that period you had?

I was obsessed with all things factory (Manchester record label) the
best memories were actually working in a chemical factory (ICI) and
listening to all this great local music (New Order, The Wake, 52nd
Street, ACR) I Could dream all day with my headphones on.

If the new album will be the soundtrack of a movie, wich movie would
be?

A movie about a person living in los angeles writing an album about
growing up in Manchester.

Is it true you will be release the album in a vinyl 45 box set? Do you
think the vinyl will hit the road again after the mp3 invasion?

There was talk of a 45 box set but we changed our minds and went for
the more common 12'' 33rpm.
I do love vinyl

This is your 10th studio album, do you have any feeling about it?

Yes I feel/we feel that is a contender for being our strongest record
to date.
We have come to realize that over the years the charlatans have released
albums that have really changed peoples lives (wonderland/telling
stories/us and us only and some friendly) and we are very respectful of
this.
But with the situation surrounding this record giving it away for free
etc we felt a certain revitalization and we feel the spirit of the
record really cuts through in a time of much blandness.

1 febbraio 2008

Daft Punk



Dai tempi in cui hanno inventato il french touch con Homework, album che rivoluzionò il concetto della parola dance che uscì dal sottosuolo dei club per entrare nelle classifiche mainstream, i Daft Punk non hanno mai smesso di far parlare. Da Parigi Guy-Manuel de Homem-Christo e Thomas Bangalter sono il duo di dj più rilevante e imitato degli ultimi dieci anni andando sempre controtendenza per inventarne una nuova, come la scelta di andare in tour senza un album da promuovere, come realizzare un film in veste di registi senza comporne la colonna sonora, come trasformarsi in una copia di robot mantenendo intatta la privacy e diventando dei Dj-superhero. Loro ultima mossa concedersi in un'intervista quando tutti avevano smesso di chiedergliene una stremati dai costanti rifiuti. Thomas Bangalter ci ha raccontato cosa vuol dire essere un Daft Punk.

Avete spiazzato tutti partendo con il tour Alive 2007 senza un album da promuovere, considerando che il vostro tour precedente il Daftendirektour risale al 1997, cosa vi ha spinto a tornare on the road: il desiderio di tornare sopra un palcoscenico, la voglia di ristabilire un contatto con il vostro pubblico o cosa?
Da sempre abbiamo cercato di sovvertire le regole dettate dalla discografia, chi ha deciso che bisogna progettare un tour solo in favore della promozione di un album?Abbiamo sempre fatto quel che ci piace quando ci piace e continuiamo a farlo anche oggi che l’industria discografica sta per esplodere, sempre più artisti decidono d’essere liberi e indipendenti di esprimere se stessi come vogliono. Noi abbiamo deciso di esprimerci con questo tour che è come una performance, qualcosa d’innovativo e sperimentale che nessuno ha mai fatto e che va ben oltre il dj set.

Ho visto il live ed è stata un’esperienza totale, visiva, uditiva, motoria, uno spettacolo in technicolor multivision, da dove è partito il concept per lo show?
Tutti i nostri lavori hanno un punto di partenza comune, che è riuscire a fare qualcosa che nessuno ha mai fatto prima e un live show ci dava maggior opportunità creativa piuttosto che chiuderci in studio e creare un nuovo album. Abbiamo creato un’esperienza visiva con luci e immagini unite al design del palco con l’enorme piramide dentro di cui suoniamo che va a completare l’effetto visivo con i nostri costumi da robot. L’estetica è da sempre al centro dei nostri lavori insieme alla tecnologia, questi gusti combinati insieme danno vita a questo powerfull show.

Immagini, video e suoni sono perfettamente sincronizzati tra loro, lo show che proponete è uguale ogni sera ho avete modo d’improvvisare?
L’unico momento che abbiamo per improvvisare sono i cambi tra una canzone e l’altra il resto dello show non ce lo permette perché è stato concepito come un musical elettronico e come a teatro devi riproporre ogni sera le stesse scene cercando di migliorare di volta in volta.

Sul palco indossate costumi da robot e per questo in molti si chiedono ci siete veramente voi all’interno o se usate delle controfigure. Il mistero fa parte dell’essere Daft Punk?
Indossare quei costumi è una sofferenza, tengono un caldo infernale ma fa parte della performance e io credo che valga la pena indossare quei costumi per esprimere la nostra creatività in modo eccitante e così appagante, esibirci a viso scoperto sarebbe noioso e non alimenterebbe tutte queste domande e questo mistero che da sempre ci segue e che fa assolutamente e volutamente parte del nostro essere. E’ la forma d’espressione quanto più vicina a quello che vogliamo essere.

Su YouTube girano filmati amatoriali del vostro tour più di qualsiasi altro artista, cosa ne pensi?
E’ grandioso, siamo così eccitati all’idea che per questo motivo abbiamo deciso di non pubblicare un dvd dello show ma solo il cd audio. Crediamo che quello che sta succedendo è così contemporaneo e nuovo, cosa ci può essere di meglio dell’espressione artistica dei nostri fan attraverso internet. Poter sperimentare insieme al nostro pubblico è stato incredibile e fonte d’ispirazione per noi.

Tra poco uscirà in dvd Electroma, il vostro primo film girato, cosa vi ha ispirato questo progetto?
Abbiamo iniziato a sperimentare con la musica e la tecnologia quindici anni fa quindi abbiamo deciso che era arrivato il momento di provare a fare la stessa cosa con il cinema. Abbiamo iniziato a filmare con la telecamera in modo totalmente libero, cercando di trasportare su pellicola le immagini che scorrevano nitide e precise nella nostra mente. Il risultato è molto spontaneo e underground, qualità che la musica elettronica oggi non può più avere perché attraverso le nostre nuove forme d’espressione abbiamo ridisegnato il concetto d’underground.

Nel film non ci sono dialoghi ma solo musica e non composta da voi, perchè?
Ci siamo concentrati molto sull’immaginario piuttosto che su di un copione, il surrealismo è stato un forte stimolo per il film e una volta riusciti a trasportare in realtà le immagini che avevamo dentro la testa non ci siamo preoccupati di legarle tra di loro con un filo logico né tanto meno dei dialoghi. In quanto alla musica penso che comporla noi stessi avrebbe deviato il risultato finale del film perché avrebbe condizionato le nostre stesse immagini, inoltre volevamo che Electroma fosse impossibile da datare.

A proposito, cosa pensi di questa nuova ondata di musica elettronica con dj come Digitalism, MSTRKRFT, Justice e Boys Noize?
Penso che questi artisti facciano della buona musica ma penso anche che l’elettronica oggi si sia evoluta in un genere predefinito come può essere il rock e credo sia difficile creare qualcosa d’innovativo, questo non toglie che ci siano in giro bravi artisti come quelli che hai nominato che sanno creare qualcosa di fresco e libero pur non essendo originali.

A quando un nuovo album?
Saremo in tour sino alla fine dell’anno dopo di che entreremo in studio.

Consigliaci un disco:
“Classics” l’ultimo album dei RATATAT.

26 settembre 2007

New Young Pony Club


I New Young Pony Club sono un gruppo londinese composto da cinque persone contraddistinto dalla carismatica Tahita Bulmer, cantante. I NYPC sono l’ultima scoperta del fenomeno nu rave, dopo aver pubblicato un paio di singoli dancefloor killer come Ice Cream e The Bomb sono al lavoro sul loro album di debutto. Tahita ci ha parlato in anteprima del progetto.

Quando e come sono nati i NYPC?
Andy e io ci siamo conosciuti nella scena londinese, entrambi eravamo in altre band ed eravamo annoiati, abbiamo cominciato a lavorare insieme scrivendo Ice Cream il nostro primo pezzo che ha iniziato a girare nei club riscuotendo un certo interesse, abbiamo abbandonato i nostri precedenti progetti e formato i NYPC. Ora siamo una grande e felice gang.

I NYPC sono collegati alla scena Nu Rave, normalmente le band non amano essere associate ad un movimento ma voi avete partecipato insieme a CSS, Klaxons e Sunshine Underground all’NME Indie Rave tour. Qual è la vostra opinione a riguardo e com’è stato partecipare a quel tour?
Partecipare all’NME Indie Rave Tour è stato sorprendente, tutte le band coinvolte erano formate da persone molto carine con cui abbiamo passato dei momenti davvero piacevoli, inoltre ognuno era felice per il successo ottenuto dagli altri e viceversa. Era com’essere in gita scolastica. Credo che i NYPC siano una disco, punk, funk, electronic band. Esistiamo da molto tempo prima che il termine nu rave venisse inventato, ma se serve a far uscire allo scoperto una nuova ondata di band talentuose allora ben venga questo termine.

Perché New Young Pony Club? La prima cosa che mi viene da pensare è che siete fans dei My Little Pony, se è così, qual è il vostro preferito?
Volevamo chiamarci New Pony ma non abbiamo potuto perché esisteva gia una band con quel nome. Da bambina ero una grande fan dei My Little Pony ma non ho mai potuto averne uno perché secondo i miei genitori non avevano “valore educativo”. Un amico mi ha regalato il mio primo My Little Pony al mio ventunesimo compleanno e gliene sono davvero grata, è rosa e ha una ciliegia sul sedere.

Tahita, il tuo look è retro ‘80s con un tocco attuale, lo stesso stile si riflette nella vostra musica, è uno stile studiato o è il tuo vero modo di essere? Chi sono le tue icone di stile in ambito musicale?
Questo è solo il mio modo di essere. Le mie icone di stile sono Iggy Pop, Debbie Harry, David Bowie, Talking Heads, tutte le ragazze che frequentavano il CBGB’s negli anni ’70, Rita Hayworth, Katerine Hepburn, Lana Turner e tutte le incredibili modelle che posarono per Halston e YSL dagli anni ’70.

Tahita il tuo modo di cantare è molto riconoscibile, hai una voce naturale e sexy, hai studiato per ottenere quest’effetto o è la tua attitudine?
Ho due modi di cantare, uno è molto classico, l’altro è appartiene di più ai NYPC ed è sexy, femminile e laconico, entrambi riflettono due aspetti della mia personalità.

State lavorando al vostro primo album, puoi anticiparmi qualcosa? Avete scelto il titolo e quando uscirà?
No, non abbiamo ancora un titolo, ma sarà un grande album (credo), ambizioso e vario negli stili. Ci saranno canzoni da ballare, canzoni con cui rilassarsi e altre con cui coricarsi. I testi sono fantastici.

I vostri singoli usciti sin ora: Get Lucky, Ice Cream e The Bomb hanno uno stile riconoscibile, apprezzo le band con una propria personalità, credi che questa si rifletta anche negli altri brani che faranno parte dell’album o ci sarà qualcosa di completamente diverso?
Ciascuna delle nostre canzoni esprime diversi aspetti dei NYPC, quello sexy, quello glamourous, ma anche colorato, divertente, leggero, eccitante, ansioso e riflessivo. Esiste un suono NYPC ben definito indice di una forte personalità.

Credi che il Nu Rave avrà un futuro o sarà uno di quei fenomeni stagionali come ad esempio fu il periodo Romo?
Credo che alcune delle band coinvolte in questo fenomeno tra cui noi, Klaxons, CSS, sono dotate di talento e riescono a coinvolgere molte persone, sicuramente queste band avranno un futuro. Il Nu Rave in questo momento in Inghilterra sta prendendo piede in modo consistente, i giovani lo stanno abbracciando come alternativa alle band noiose e vecchie di stile come Razorlight e Oasis, quindi avrà sicuramente un futuro.

Come nuova band avete qualche gruppo da consigliarci?
I NYPC amano ogni sorta di musica nuova e vecchia, ma le cose più nuove che stiamo ascoltando sono The Horrors, The Aliens, Late Of The Pier, Regina Spector e Xerox Teens.

Qual è l’oggetto Nu Rave che ciascuno dovrebbe possedere?
Glowstick e del make up glitter sugli occhi.

Vi considerate una party animal band? Vi piace frequentare i club? Qual è la vostra serata preferita?
Ci piace fare festa ma solo quando c’è qualcosa di veramente cool per cui scomodarsi, non lo facciamo solo perché dobbiamo. Ci deve essere un posto pieno di persone sexy e interessanti con dell’ottima musica da ballare.


ENGLISH

New Young Pony Club are a five-piece band from London with a talented and charming singer called Tahita Bulmer. NYPC are the brand new phenomenon came from the nu rave scene. After the release of a couple of dancefloor killer singles like Ice Cream and The Bomb, they’re working on their debut album. Tahita speak to us, for the first time, about it.

Where did you meet each others and start play together?
Andy and I met on the London scene. We were both in bands already but we were very bored with them. We pressganged the others into joining after Ice Cream became a bit of an underground hit. But we are one big happy gang now.

NYPC are releated to the Nu rave scene, usually musicians don't like to be part of a movement but you have take part of the NME indie rave tour, so which is your point of you and how was beeing part of that tour?
The NME tour was amazing. All the bands involved were really
sweet people to be around and everyone was very happy for the other
bands to be having great sucess. It was like being on a school trip. I
think NYPC are a disco, punk, funk, electronic band. We existed long
before the term Neu Rave but if its helps NME champion a new exciting
wave of ambitious bands then obviously the Neu Rave term is a good
thing.

Why NYPC? Are you all fans of My Little Pony? Your music is pop, catchy and full of colour like the little ponys, do you have a favourite one?
We wanted to be called Pony Club but couldnt asa band with this namealready existed. Iwas a big fan of My little pony but wasn't allowed one as a child as they "had no educational value". A friend brought me one for my 21st birthday however of which I am very fond. It is pink and has cherries on its bum.

Tahita, your look is retro '80s mixed with a modern touch and i can feel the same taste in your music, is it something you've done on purpose or this is just the way you are? Do you have any music and style icon?
This is just the way I am. My musical and style icons are
Iggy Pop, Debbie Harry, David Bowie, Talking Heads, all the girls that
used to hang out at CBGB's in the 70s, Rita Hayworth, Katherine
Hepburn, Lana Turner and all those amazing models for Halston and YSL
from the 70's, too.

Tahita you have a unique way of singing, really natural and sexy, did you study to reach this attitude or is just your way of singing?
I have two singing voices, one of which is very classical and the other
of which is my NYPC style, which I hope is sexy, feminine and laconic.
Both of them expresses aspects of my personality

You are working on your first album, can you tell me something about it? Do you already have a title and when it cames out?
It doesn't have a title yet. It is a great album ( I think). Ambitious and varied in style. There is stuff to dance to, stuff to lounge around to and
stuff to get you laid on there. The lyrics are super fantastic too.

Your singles Get Lucky, The Bomb and Ice Cream have a recognisable style, and i like band with a proper personality, is this feeling reflected even in the other song of the album or we have to expect something completly different?
All of our tracks express different aspects of NYPC, sexy, colourful, glamorous, fun, sleazy, exciting, wistful or reflective.
There is a definite NYPC sound which I think says we have a strong
musical personality.

Do you think Nu Rave will have a future or it will be a seasonal phenomenon like the Romo was?
I think the bands involved like Klaxons,
us, Css etc are all very talented and driven people so they all
definitley have a future. The Neu Rave thing here is really kicking off
and young people appear to be embracing it as an alternative to all the
boring old fashioned bands like Razorlight and Oasis so it probably has
a future too.

Any new band to suggest to us?
NYPC love all sorts of music. Presently as a band we
are listening to The Horror, Late of the
Pier, the Aliens, Regina Specktor and Xerox Teens.

Which is the must have nu rave object?
A Glowstick and some glittery eyemakeup.

Are NYPC a party animal band? Do you like go clubbing? Which is your favourite night in town?
We like to party but only when there is definitely something really cool to go to. We don't just get smashed for the sake of it. There has to be somewhere full of sexy, interesting people and great music to hang out at.

Jeremy Warmsley (italian/english)


Per metà inglese e per metà francese Jeremy Warmsley è un cantautore che vive a West London. Il suo album di debutto The Art of Fiction inaspettato quanto folgorante ci rivela due un’anime, una acustica e l’altra elettronica, insieme sono alla ricerca della melodia perfetta.

Quando hai iniziato a fare musica e quali sono stati gli artisti che ti hanno ispirato?
Prima di compiere diciassette anni non ascoltavo nessun tipo di musica, una settimana dopo quel compleanno un amico mi regalò una cassetta di musica indie suonata da band di Glascow, c’erano Belle and Sebastian, The Pastels, Mogway e Arab Strap. Un altro amico invece mi diede un libro di accordi di chitarra dei Beatles. Mettendo le due cose insime alcuni neuroni si sono scontrati nella mia testa facendomi capire cosa avrei fatto nella vita. Da allora mi sono ritrovato a scovare artisti in grado di scrivere bellissime canzoni arrichite da meravigliosi e strani arrangiamenti, Tom Waits, Talking Heads, Aphex Twin e David Bowie sono stati la mia primaria fonte d’ispirazione.

Dali vivo hai la possibilità di ricreare la tua musica in situazioni differenti, da solo con la tua chitarra, con un’intera band o con un laptop, quale di queste preferisci e perché?
Mi piace suonare con la band, è molto più divertente poter interagire sul palco con altri musicisti. Però suonare da solo può trasformarsi in un’esperienza magica, è bello poter suonare le proprie canzoni in modo puro e spontaneo. Suonare con il computer invece è difficile, è un procedimento motlo rigido che nega l’improvvisazione, per questo non mi diverte.

Ti consideri un cantastorie?
Non è l’unica cosa che faccio nelle mie canzoni, è una delle sfaccettature del mio lavoro. Certo a volte quello che faccio è raccontare storie. Una delle mie canzoni preferite del disco s’intitola Jonathan & the Oak Tree, si basa su un racconto tradizionale indiano e racconta di un ragazzo che sogna la fine del mondo, e sa che se lo racconterà a qualcuno il sogno si avvererà. Così lo racconta ad un albero dopo di che impazzisce e scompare. L’albero in segutito viene abbattuto e il suo legno viene usato per costrire una casa, la casa è quella del narratore di questa storia che ne viene a conoscenza dalla casa stessa che gliela sussurra nelle orecchie la notte mentre dorme.

C’è qualche messaggio che ti piacerebbe comunicare attraverso le tue canzoni?
Credo che l’obiettivo principale di chiunque faccia musica sia quello di comunicare qualcosa di positivo alle persone che lo ascoltano, questo è sicuramente un obiettico che anche io voglio raggiungere con l’esperienza, almeno ci spero. Per il momento sto imparando il mio mestiere. Spero coninuerete a seguirmi per scoprirlo!

Qual è la parola che usi più spesso?
Probabilmente “a” o “the” o “e” ma anche “pedante”

Collezioni qualcosa?
Mi piace disegnate cose divertenti, almeno così dice chi mi conosce.

Come ti piace passare la notte quando esci?
Non approvo il divertimento in generale. Ma sto pianificando di andare a ballare in una roller disco.

Qual è l’ultimo disco di cui ti sei innamorato?
“Ys” di Joanna Newson. Incredibile!

Il tuo look è molto curato, qual è il tuo negozio preferito dove fare shopping?
Grazie! Non faccio veramente caso al modo in cui mi vesto, ci sono molti negozi dell’usato carini a Londra e diverse persone per diversi motivi mi regalano scarpe.

I tuoi live show sono spesso descritti come un’esperienza selvaggia, cosa succede realmente quando sei sul palco?
Una volta passavo moltissimo tempo sul palco a preoccuparmi di cosa suonare, ma ora ho iniziato ad usare una scaletta e quindi posso concentrarmi maggiormente sulle canzoni esprimendo quello che significano per me. A volte se c’è qualuno rude tra il pubblico o se le persone non stanno a sentirmi inizio a suonare il più piano possibile. Quando il pubblico apprezza e si diverte per me è il più grande complimento possibile.

Com’è la tua estate ideale?
Suonare ai festival ogni venerdì e passare ogni sabato e domenica a guardare le altre band suonare divertendosi (Se si tratta di un festival per me è ok divertirsi). Passare il resto della settiamna a scrivere canzoni e a leggere libri. Lovely!


ENGLISH

Half english and half french, Jeremy Warmsley is a songwriter who lives in West London, his debut album The Art Of Fiction, unexpected such as thrilling, reveals two souls one acustic and one electronic both looking for the perfect melody.

When did you start making music? Which artist have inspired your music?

Untill I was 17 I had never really listened to much music, but in the same
week one friend gave me a tape of glaswegian indie music - Belle And
Sebastian, the Pastels, Mogwai, Arab Strap, and another friend gave me a book of Beatles guitar chords. I put the two together, a few neurons
banged together and suddenly I knew what I was going to do with my life.
Since then I've found myself drawn towards artists who can write
incredible songs and clothe them in beautiufl, strange arrangements – Tom Waits, Talking Heads, Aphex Twin and David Bowie were all early
inspirations.

You can play alone with a guitar, with a full band or just with a
computer, which of these dimensions do you prefeer most and why?
I like playing with the band - it's a lot more fun on stage when you have
some kind of interplay with other musicians. But playing on my own can be a magical experience too, it's great to put the songs forward in a really pure, direct form. Playing with the computer is difficult - it's very
rigid, you can't improvise - not much fun at all.

Do you consider yourself a storyteller?
It's not the only thing I do in my songs - it's one of the facets of what
I try to do. But I do tell stories, sometimes. One of my favorite songs on
the album is "Jonathan & the Oak Tree", it's based on an Indian folk tale,
it tells the story of a guy who dreams of the end of the world, but knows
that if he tells anyone it'll come true. So instead he tells a tree, goes
insane and disappears. The tree is cut down and made into a house - thehouse of the narrator who tells the story, which is how he came to know it the walls and furniture whisper it into his ears as he sleeps.

Is there any message you would like to reach trough your songs?
I do believe that the overall aim of anyone who makes music should be to have some sort of positive effect on the people who listen, and in the
long-term that's certainly my aim, my hope. But for the moment i'm still
really learning my craft. Watch this space i guess!

Which is the word do you use more often?
Probably "a" or "the" or "or". Or "pedant".

Do you collect anything?
I like to write down funny things people say sometimes.

How is a night out with you?
I disapprove of fun in general. I plan to go to a roller disco soon though.

Which is the last record you have fallen in love with?
"Ys" by Joanna Newsom. Incredible!

It seems to me that you take particulare care of your look, where is
the best play for you to shop?
Thanks! I don't really worry about that sort of thing too much - there are some good second-hand shops in London and people give me free shoes a lot for some reason.

Someone has described your shows as a wild thing, what's really happening on stage?
I used to spend most of my time onstage worrying about what to play next, but now that I've started using setlists I tend just to focus on the song itself and what it means to me. Sometimes if there's someone rude in the audience or if people aren't listening I might start playing really quietly. If people are enjoying themselves, that's the greatest possible compliment.

How is your ideal summer?
Playing at a festival every Friday and spending Saturday & Sunday watchingbands and having a good time (I'm OK with having fun if it's at a
festival). Spending the week writing songs and reading books. Lovely!

Bright Eyes


Dietro al nome Bright Eyes si cela Conor Oberst, da oltre dieci anni un punto di riferimento nel panorama indie americano e capostipite della Saddle Creek Records di Omaha.Oggi a ventisette anni pubblica Cassadaga il suo settimo album. Egocentrico, viziato, snob, spesso sparla a sproposito e insulta la stampa anche quando lo osanna, ma basta sentirlo cantare con quella sua voce inconfondibile, roca ed esile, e tutto gli è perdonato. Prendere o lasciare, non ci sono vie di mezzo, questo è Conor Oberst con l’alt.folk dei suoi Bright Eyes.

Il successo inaspettato dei tuoi ultimi due album pubblicati simultaneamente nel 2005, l’acustico I’m Wide Awake It’s Morning e l’elettronico Digital Ash in a Digital Urn hanno influito in qualche modo sul processo creativo di Cassadaga?
No, certo sono rimasto scioccato dal successo, non mi sarei mai aspettato di occupare le prime due posizioni della classifica di Billboard. Sono così tanti anni che faccio musica che per me è impossibile, arrivato a questo punto, cambiare il mio approccio nello scrivere o nel suonare.

Cassadaga è una cittadina della Florida che porta avanti una sorta di religione isoterica e spirituale, cosa ti ha spinto a creare un album attorno a questa corrente di pensiero?
Cassadaga significa in indiano “acqua sotto le rocce” ed è una comunità spirituale che si trova in Florida, ci sono stato un paio di volte e ne sono rimasto completamente affascinato, c’è un’energia particolare che non so spiegare se è data dalla suggestione o se esiste veramente, l’album in ogni modo prende il nome da questo luogo ma come riferimento ad uno stato mentale. Cassadaga è un centro geografico d’energia, ci sono diversi punti nel mondo in cui l’energia si convoglia e si divulga tramite il pensiero delle persone come The Joshua Three, Stone Age o le piramidi.

Quando hai iniziato a comporre musica usavi un linguaggio molto criptico, oggi i tuoi testi sono molto diretti e affrontano argomenti quali politica, religione e umanità senza filtri. Anche musicalmente hai subito una sorta di smussamento, le tue prime composizioni erano lo-fi oggi sono curate e melodiche, cosa ti ha portato verso questo cambiamento?
In effetti quando ero più giovane a volte nemmeno io capivo quello che volevo dire riascoltando le mie canzoni, forse pensavo che la musica era più importante delle parole. Non credo che i miei testi siano così diretti, per me lo sono ma mi piace pensare che ognuno possa interpretarli in modo diverso, attraverso le sue esperienze e i suoi punti di vista. Per quanto riguarda la musica, i miei primi lavori erano molto casalinghi, registrati in presa diretta in camera mia senza budget, oggi ho uno studio a disposizione e sono cresciuto come musicista ma non credo di aver perso la voglia di sperimentare nuove cose. Ciascun album dei Bright Eyes è diverso dal precedente.

Tornando a Cassadaga, ti consideri una persona spirituale?
Mi piace pensare di esserlo. Sono sempre alla ricerca della comprensione, voglio capire perché accadono certe cose.

Sono curioso di sapere se hai mai giocato con l’Ouija?
Certo da bambino un sacco di volte!

In Italia è impossibile trovare una tavola Ouija, non esiste, e i siti stranieri non la spediscono, non è ufficialmente scritto da nessuna parte ma sembra sia illegale evocare gli spiriti anche se per gioco, credo che la colpa sia del Vaticano…
Come al solito. Non lo sapevo è un fatto davvero curioso, la prossima volta che vengo a suonare in Italia ne metto uno in valigia, che divertente!

Sei mai stato da un medium?
Certo che ci sono stato (ridacchia n.d.g.), credo che sia un’esperienza molto interessante da provare, ci sono stato più per capire che per curiosità, come ti ho detto cerco sempre di dare una spiegazione ad ogni cosa.

Per concludere: hai un’etichetta discografica, una band e diversi progetti paralleli, pubblichi almeno un album l’anno, sei costantemente in tour e sei impegnato socialmente, come fai ad essere così prolifico e allo stesso tempo fare tutto così bene?
Non mi siedo mai.

Benjy Ferree


Benjy Ferree è un ragazzo americano che come tanti sogna di trasferirsi ad Hollywood e sfondare nel mondo del cinema, così parte pieno di speranze da Silver Spring la sua città natale alla ricerca dell’american dreams che come spesso accade si rivela tutt’altro che un sogno. Per sbarcare il lunario Benjy si improvvisa babysitter e raccomandato da un’amico si ritrova a dover prendersi cura dei figli di uno dei più importanti produttori del cinema americano. Più viene a contatto con questo mondo e più pensa di non volerne far parte, intanto per intrattenere i bambini affidati alla sua protezione inizia a comporre canzoni, racconta loro storie fatte d’incanto, spensierate ma altrettanto vere, come un Robin Hood menstrello. Queste canzoni le potete ascoltare oggi nel suo album di debutto Leaving The Nest, un lavoro appassionato da ascoltare tutto d’un fiato come la migliore delle fiabe.

Come descriveresti il tuo immaginario?
Il mio immaginario è colorato, è composto da molti cartoni animati, film per bambini, è pieno di ossessioni prima su tutte quella per le melodie, è fatto di parole che ti portano ad intraprendere un’avventura da cui devi cercare di uscire correndo il rischio di perderti.

Come hai incontrato Brendan Canty dei Fugazi e quale tocco pensi abbia aggiunto alle tue canzoni?
Sono sempre stato un grande fan dei Fugazi così ho deciso di spedire i miei demo a Brendan che mi ha contattato entusiasta del mio lavoro, credo che abbia apportato un tocco cupo e sinistro all’album, la sua produzione ha tirato fuori il mio lato più inquietante.

Come sei finito a fare il babysitter a Hollywood?
Un mio amico faceva il babysitter per la famiglia di un noto produttore cinematografico, così dovendo lui partire e sapendo che ero in cerca di un lavoro mi ha chiesto di prendere il suo posto, mi ha preparato al mestiere e mi ha raccomandato alla famiglia. Non avevo un soldo e pensavo sarebbe stata anche una buona opportunità per avvicinarmi al mondo del cinema ma nel giro di due settimane ho capito che non era quello che volevo fare, che era un mondo troppo corrotto e competitivo che non apparteneva alla mia indole. Ho iniziato a comporre canzoni per i bambini che accudivo, era una forma di intrattenimento per loro, i bambini amano solo due cose da piccoli il cibo e la musica. Iniziai a suonare moltissimo tanto che cominciai ad esibirmi nei cafè locali almeno due sere a settimana rendendomi conto di quanto mi piacesse cantare anche se avevo un pubblico di cinque persone che si stavano bevendo un cappuccino.

Da adolescente eri ossessionato da Twin Peaks, mi racconti di quando hai incontrato David Lynch alla festa di compleanno di suo figlio?
E’ stata un’esperienza scioccante per me, dovevo portare i bambini che accudivo alla festa di compleanno di un loro amichetto e una volta lì ho scoperto che era il figlio di Lynch, quando me lo sono trovato di fronte mi sono fatto coraggio e gli ho detto che lo ammiravo, che era il mio eroe e che era una grandissima fonte d’ispirazione per me e lui mi guardò dritto negli occhi dicendomi: “Bless you heart Benjy”. La cosa che più adoro di Lynch è il suo modo di vedere le cose perché non sai mai dove ti porterà.

Le tue canzoni sono come delle favole, pensi che senza quest’esperienza come babysitter la tua musica serebbe stata diversa?
Assolutamente si, ho rubato ogni singola idea ai bambini, c’è qualcosa di così puro, sano e divertente in loro, sia che piangano o che ridano, che non puoi trovare in nessun’altra parte. Sono spontanei e se gli suoni una canzone cantano e se ne fregano se c’è qualcuno ad ascoltarli e se stonano, se vogliono fare una cosa la fanno e basta inoltre riconoscono se una canzone è buona perché sono terribilmente intelligenti.
Mi hanno insegnato ad essere sempre me stesso.

La prima canzone dell’album In The Countryside sembra una versione indie della colonna sonora di Robin Hood della Disney, sai quando Robin e Little John sono nella foresta pronti a derubare il Re…
E sono proprio i cartoni animati della Disney ad averla ispirata soprattutto quelli realizzati sia come mezzo di educazione per i soldati durante la seconda guerra mondiale, che come mezzo di propaganda.

Ma qual è la tua fiaba preferita?
Sicuramente oggi Pinocchio di Collodi perché il messaggio che insegna è bellissimo ma quando ero piccolo ero ossessionato da Peter Pan, l’idea di vivere su di un’isola senza adulti dove poter fare tutto quel che si vuole mi mandava fuori di testa.

Hey Willpower


Hey Willpower è il nuovo progetto dell’eccentrico Will Schwartz cantante del gruppo indie Imperial Teen, “Voglio invadere il mondo del pop e dargli nuova vita” è il proposito con cui sono nate le canzoni di P.D.A. un turbinio di pop, rap ed elettronica omaggio di Will ai suoi artisti mainstream preferiti quali Beyoncè, Janet ed Eminem.

Cosa ti ha spinto a creare Hey Willpower?
Volevo fare qualcosa che avrebbe riflesso maggiormente la mia identità perché negli Imperial Teen abbiamo un rapporto decisionale molto democratico, mentre con Hey Willpower voglio far vedere a tutti quali sono le mie vere piume ed esplorare la musica da cui sono ispirato maggiormente che è il pop, senza vergogna e senza scuse.

Normalmente le band indie hanno paura della parola pop e se ne stanno bene alla larga mentre tu gli dichiari apertamente il tuo amore, è un paradosso…
La musica è nata come pop, ci sono canzoni bellissime e non vedo il motivo di averne paura quando la verità è che tutti vorrebbero scrivere un pop hit. Il sogno di qualsiasi artista è quello di scrivere un hit per la radio, il pop fa parte della nostra cultura e per una volta ho cercato di provare a farne parte. Non ho vergogna di dire che io amo il pop e ascolto moltissimo la radio, con Hey Willpower ho cercato di capire le basi di questo fenomeno.

Descrivici la tua musica:
Musicalmente l’album è un tributo ai miei idoli, come Beyoncé, Dr.Dre, Missy Elliot, è un album totalmente consumabile che predilige un suono poco pulito e spontaneo all’artificio tirato a lucido. Musicalmente mi sento molto vicino alle produzioni di Jimmy Jam and Terry Lewis (Janet Jackson, Crystal Waters, Boyz II Man, Mya, Usher. n.d.g.). Anche la campagna dell’album con me ha petto nudo vuole essere un omaggio alle copertine degli album di rapper come 50 cent o Eminem sempre pronti a mostrare il loro vigore, mi sono detto: “Se lo fanno loro posso farlo anche io!”.

Qual è la formazione live degli Hey Willpower?
Dipende dalle location, normalmente abbiamo un tastierista, un laptop, io alla voce e alle mie spalle ci sono dei ballerini sincronizzati che variano di numero secondo l’occasione, in genere sono amici che mi porto in giro secondo la loro disponibilità, cerchiamo di divertirci e di intrattenere ironia.

Come reagiscono le persone di fronte al vostro spettacolo?
Non ci sono vie di mezzo, a volte rimangono impietrite con la bocca spalancata, altre ridono e altri ancora ballano e urlano come isteriche proprio come succedeva ai concerti dei Beatles.

Onestamente pensi che un giorno sentirai mai una tua canzone far parte di una Top 40 radiofonica?
Certamente, più che pensarci lo spero proprio! E’ una possibilità, perché dovrei escluderla? Ci sono segni che me lo fanno sperare come la reazione che le persone hanno ai concerti e il sentire molte canzoni brutte alla radio, mi da speranza.

Com’è stato aprire i concerti di band come Le Tigre e Scissor Sisters?
Grandioso, sembrava di essere a “Queerland”, come stare tutti insieme appiccicati in un club a ballare, c’era un senso di comunità grandioso, un’atmosfera magica e gioiosa e poi è risaputo: ai gay piace ballare!

Chi sono i tuoi idoli?
Michael Jackson, Andy Warhol, Missy Elliot e Bjork.

Grunge


Un giorno qualunque dell’estate scorsa, mi trovavo in un Esselunga e indossavo una tshirt dei Nirvana senza maniche con foto del trio in bianco e nero e sfondo american flag quando un ragazzino di quattordici anni circa mi si avvicina e con timore mi chiede: “Scusi, dove ha preso la maglietta?” io gli rispondo “ Al concerto” e lui incredulo corre a chiamare la madre urlando “Mamma! C’è un signore che ha visto il concerto dei Nirvana!” E’ stato in quel momento che, dopo essermi sentito vecchio per un istante, mi sono messo a pensare. Avevo pescato quella t-shirt a caso dall’armadio, senza accorgermi di indossare un pezzo di storia della musica e di averne fatto parte. Nato poco dopo la metà degli anni’80 a Seattle, USA, il grunge diventò un movimento di massa generazionale agli inizi degli anni ’90, i massimi esponenti del genere furono Nirvana, Pearl Jam, Alice in Chains, Smashing Pumkins, Melvins, Mudhoney, Soundgarden e Stone Temple Pilots seguiti a breve dalle band femministe dette riot grrrl come Hole, L7 e Babes in Toyland anche se i puristi del genere tendono a non voler mischiare le due cose. Gli emarginati dalla società avevano finalmente trovato chi dava loro una voce, grazie ad un’etichetta di Seattle l’oggi storica Sub Pop, la prima a credere in questa realtà nascente. Sporchi e sgualciti tutti gli esponenti del grunge si trascuravano esteticamente, capelli sudici e tinti, smalti su unghie mangiate, maglioni bucati e cappellacci di lana a voler distogliere l’attenzione su di se a favore dell’importanza delle parole e della violenza della musica, spesso anche mal suonata, come per esprimere il desiderio e l’urgenza di manifestare il proprio disagio. Nato dalla fusione di punk e metal il grunge affronta nei suoi testi temi come la depressione, la passività di fronte agli eventi, il mal di vivere e la tristezza del quotidiano in una società che a metà degli anni ’80 si trovava ad affrontare piaghe come la disoccupazione e la droga, proprio Seattle in quegli anni figura nella top ten delle città più colpite dall’uso di eroina. Proprio l’uso di droghe e il malessere interiore sono stati il cocktail micidiale che ha ucciso questo movimento nei primi anni ’90, anni in cui giovani sconosciuti come Kurt Coban, Eddie Vedder o Chris Cornell si sono ritrovati ad essere contrariamente al loro volere e al loro modo d’essere, idoli di milioni di teenagers, strumentalizzati dai mass media e dai tabloid scandalistici in attesa di una nuova overdose da sbattere in prima pagina. Il 5 aprile 1994 Kurt Cobain Ë trovato morto nella sua casa a Seattle, si dice si sia sparato in bocca ma qualcuno ancora oggi sostiene che la moglie Courtney Love lo abbia fatto ammazzare per garantirsi un futuro agiato in quanto in possesso dei diritti di tutto il catalogo dei Nirvana. Il grunge finisce così insieme alla sua icona, quella che ho avuto modo di vedere ventenne con i capelli verdi e rosa e le unghie nere il 24 febbraio 1994 all’allora PalaTrussardi di Milano, in quello che fu il terzultimo concerto della band.

My Brightest Diamon (italian/english)


Stretta collaboratrice dell’enfant prodige del folk Sufjian Stevens l’americana Sarah Worden alias My Brightest Diamond pubblica il nuovo album Bring Me the Workhorse, un lavoro intimista partorito da un immaginario fiabesco che traccia dopo traccia, si attorciglia alle caviglie sotto forma di nebbia e lentamente ci avvolge, facendoci entrare nel suo mondo magico e notturno.

La tua voce è unica, quando l’hai scoperta e cosa pensi sia la cosa più importante da imparare per poter cantare?
Tutti i bambini sono in grado di cantare, solo che la maggior parte ad un certo punto della loro vita sfortunatamente smettono di farlo. Dico questo per far capire alle persone che da sempre desiderano cantare di non ascoltare gli stupidi che dicono loro di non avere una voce speciale. Non conta tanto quanto uno studia, io non sarà mai Maria Callas, ma questo non significa che non posso migliorare come cantante. La cosa più importante per me è non darsi limitazioni e continuare a camminare facendo in modo che il nostro viaggio si compia. E’ un processo molto spaventoso perché veniamo spogliati da ogni maschera, ma le scelte e le libertà che otterremo varranno la messa in gioco della nostra vulnerabilità.

Qual è stato il tuo percorso musicale? So che hai iniziato a cantare guardando i video di Withney Houston e Mariah Carey, confermi?
Si! Ma cominciamo dall’inizio: il mie primi vero amore sono stati soul e rhythm & blues, crescendo a Detroit ho avuto modo di ascoltare molta buona musica alla radio e nei locali. Per molto tempo ho desiderato diventare una cantante soul e infatti i miei primi lavori erano indirizzati verso quelle sonorità, ma poi ho capito che era un genere che non mi permetteva di evolvermi stilisticamente. Solo dopo aver capito cosa voleva fare la mia voce ho iniziato a dare spazio ai miei altri interessi: la musica classica e il rock. Nell’album ci sono ancora alcune influenze soul le puoi sentire in brani come The Good and the Bad Guy e Workhorse. Il prossimo album sarà molto più classico ma sogno di fare un album dance, vedremo.

Ti viene facile nella tua musica unire il rock all’opera?
Assolutamente no! Chiunque abbia fatto questo tipo di lavoro come Antony, Andrew Bird o Bjork hanno dovuto affrontare diverse prove prima di ottenere un risultato, per non parlare delle difficoltà dell’inserire nelle canzoni un quartetto d’archi. In essenza la musica classica ha tantissime dinamiche di spazio, tecniche e raggi emozionali che io cerco di trasportare nel moderno attraverso un song writing personale.

Dalle tue foto si percepisce che ti piace giocare con ruoli e costumi, come ti vesti nel quotidiano?
I vestiti possono diventare l’espressione di come ti senti ma oggi non mi preoccupo più di indossare lo stesso stile ogni giorno. Certo è divertente celebrare la creatività attraverso i vestiti, ma dipende dal mio umore, a volte sono pigra e me ne frego del mio aspetto.

Sul tuo sito ho visto che ti sei esibita alla Spiegeltent (www.spiegeltent.org), una tenda da circo anni ’30 curata nei minimi dettagli che ogni estate si ferma a New York, me ne parli?
Spiegeltent è questa incredibile vecchia tenda circense itinerante che viene montata al Pier 17 di New York ogni estate per circa un mese. Ci sono musical e spettacoli di cabaret differenti ogni notte, per questo l’ho scelto come location per il release party dell’album. Da grande fan di Tom Waits ho sempre avuto tra le mie fantasie quella di mollare tutto e unirmi al circo, per me suonare a Spiegeltent è stato l’avverarsi di un sogno.

Chi è la tua icona e perché?
Quando ero piccola i miei genitori erano molto restrittivi riguardo al guardare la tv (grazie a Dio!), ma mi era permesso guardare Wonder Woman, la serie cult interpretata da Linda Carter. Per me è diventata immediatamente un’eroina, ricordo che usavo un pezzo di corda come lazzo, i bracciali d’oro di mamma diventavano i bracciali del poter e dopo aver indossato un top rosso facevo una piroetta in salotto e mi trasformavo in Wonder Woman. A quattro anni feci le piroette troppo vicine al calorifero e così ci picchiai la testa contro! E’ stata una caduta drammatica che mi ha portato due cerotti a forma di farfalla sulla fronte facendomi guadagnare attendibilità come supereroe davanti a tutti i miei amichetti. Nella mia immaginazione di bambina diventò il veicolo d’espressione per esprimere potere e abilità, per credere che il bene trionfasse sul male e apprendere la bellezza della femminilità. Probabilmente c’ispirerà per sempre.

Per finire, mi descrivi com’è il tuo diamante più scintillante?
Se tutti i diamanti realizzati per il pubblico e il loro valore di mercato cadesse drasticamente, i diamanti avrebbero meno valore monetario ma non perderebbero di significato per le persone che li possiedono. Non puoi attribuire un dollaro di valore a qualcosa che per te è molto prezioso. Questo è il concetto da cui il nome della band ha preso origine, perché qualcosa che per me era molto importante si è in seguito evoluto in qualcosa da condividere, la mia musica, il credere che la bellezza cambi il mondo e che l’immaginazione porta luce e conoscenza, per questo è importante coltivarla e perseverarla. Non è questo quello che vogliamo dall’arte? Il sentire, il cercare il significato e sperimentare la conoscenza.

ENGLISH TEXT

You have a beautiful and unique voice, when did you discover it and what do you think is the most important part of learning to sing?
Every child sings, its just that some people stop singing for some unfortunate reason. I say that just to make a point to people who have always wanted to sing but were afraid or won't try because some stupid person told them they had to be born with a special voice. Of course no matter how much I study, I will never be Maria Callas, but that doesn't mean I can't grow as a singer. So maybe that's what I would say is the most important thing, not deciding what your limitations are as a singer, but rather to keep working and allow the journey to happen. It's a very scary process because all of our masks are ripped off, but the choices and freedoms we gain are worth facing that vulnerability.

What can you tell me about your music process? Is it true you have started singin’along to Mariah Carey and Whitney Houston video?
Yeah! Bit let’s start from the beginning: my first real love was definitely soul and rhythm and blues. Growing up near Detroit, there was a lot of good music on the radio. For a long time I really wanted to be a soul singer so my first record was more in that direction, but after Word was finished and I began writing new songs, I could not forsee a path that gave me options for a stylistically diverse musical future. I also had to reckon with what my voice WANTED to do, so I had to begin to look at my other interests, which were in classical music and rock. I think there are still remnants of soul, in songs like The Good And The Bad Guy or in Workhorse. It's something I want to keep searching for...the next album is a lot more classical and I'm dreaming up a dance record, so we'll seeing.

It’s an easy process for you mixing opera and rock music together?
No it's not easy! Anyone who has done this work, andrew bird, antony, bjork, run into certain challenges and the main issue, at least with string quartet. In essence classical music is so rich in dynamic range, emotional depth and technique, so I want to find ways to bring those things into modern, personal song writing...

It’s seems that you really like play with costumes and roles, how do you dress in everyday life?
Clothing can be an expression of how you feel but I am not worried anymore about wearing the same style every day. And creativity is a really fun thing to celebrate in clothing. Sometimes I have the energy for it and go all out and other times I'm very lazy about my appearance.

Trough your website I’ve discovered Spiegeltent, a beautiful place where you are going to play, is it a kind of music circus? What can you tell me about it?
Spiegeltent is this incredible old tent that sets up on Pier 17 in New York for about a month and yes it looks like a circus tent! There are cabaret and musical acts that are booked each night and we will be playing our cd release there. As a huge fan of Tom Waits and having my own fantasies of joining the circus, it's a dream come true for me to play the tent.

Who is your icon and why?
When I was little my parents were pretty restrictive about our television watching (thank goodness!) but we were allowed to watch Wonderwoman, the tv series with Linda Carter. She quickly became a hero. I'd dress up with a piece of rope for lasso, mom's jewlery for the gold arm bands of power, a red tank top and take a swirl about the living room to turn into Wonderwoman. When I was about 4 I was spinning a little too close to the fireplace and fell, knocking my head into the bricks! It was a dramatic fall, but then I had two butterfly bandaids put on my forehead, which gave me bragging rights to all my friends about the challenges of being a superhero.
To my child's imagination, she became the vehicle of expressing power and capability, of good forces conquering the bad, and of the beauty of femininity. May she inspire us
forever.

At last, can you describe me how it looks your brightest diamond?
If all of the diamonds were released to the public and the market value dramatically decreased, then diamonds would have less monetary value but there would be no lessening of significance or of meaning in the diamonds people possess- You can't put a dollar amount on something that is precious to you. That's initially what the band name was about, describing a relationship that was of the highest value to me and over time the meaning has changed from such a personal one to something more about sharing what is dear to me, music, the belief that beauty changes the world and is important to cultivate and preserve, that the imagination can bring light and revelation. Isn't that we all want from art? To feel, to find meaning, to experience an enlightenment